IL NOSTRO PUNTO DI VISTA SU SEASPIRACY

Dopo l’uscita di Seaspiracy, il documentario che racconta l’ipersfruttamento dei mari da parte della pesca industriale, probabilmente molti di voi avranno smesso di consumare pesce.

L’intento del regista Ali Tabrizi, è molto nobile e condividiamo al 100% la sua preoccupazione per il futuro della vita negli oceani, ma il problema principale del documentario sta nella veridicità delle fonti.

Quindi non tutto quello che dice Seaspiracy è corretto.

Il fatto principale su cui si snoda la trama del documentario è l’affermazione che entro il 2048 nei nostri oceani non ci sarà più pesce. 

L’equivoco nasce da una ricerca del 2006 pubblicata su Science dai biologi Boris Worm, Edward B. Barbier e Nicola Beaumont dove si stimava, partendo dall’andamento odierno, che nel 2048 non ci sarebbe più stato pesce nell’oceano, calcolando il declino non la capacità di riproduzione degli stock. Gli stessi scienziati correggono la loro ricerca nel 2009, confermando l’urgenza di una regolamentazione dello sfruttamento degli oceani, ma ritrattando sul dato catastrofico del 2048.

La seconda affermazione di Seaspiracy da mettere in dubbio è: non esiste una definizione di pesca sostenibile.

In realtà esiste e specialmente in Italia siamo molto avanti, a livello normativo, nella regolamentazione della pesca. Ancora una volta non stiamo dicendo che va tutto bene, semplicemente rimarchiamo il fatto che ci sono delle leggi a livello europeo e mondiale che regolamentano la pesca, ma come in tutte le aree ci sono delle realtà che sfuggono alla legalità e sono queste che andrebbero condannate, non un settore intero.


Per questo è molto importante sostenere le cooperative di pescatori locali, preferire acquisti in pescheria o al mercato rispetto alle grandi catene di supermercati, comprare sempre pesce fresco e non in scatola, seguire la stagionalità riproduttiva dei pesci, preferire la biodiversità e sempre esemplari adulti.

Diminuire il consumo di pesce è una decisione molto importante per la salute del mare, ma è altrettanto importante avere un’informazione chiara per poter fare una scelta consapevole e responsabile.

Non ci piacciono le cospirazioni, ci piace la diffusione di cultura chiara e trasparente perché è l’unica via per una rivoluzione dei consumi, ora più che mai necessaria.

Quindi sì, si può decidere di non mangiare più pesce, ma si può anche decidere di consumarne meno e sceglierlo meglio.